Visualizzazione post con etichetta Microcredito. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Microcredito. Mostra tutti i post

La finanza d'impatto nei paesi del Mediterraneo

In questo articolo, scritto con Luigi Gioja, sono stati studiati i fattori da considerare come presupposto degli investimenti ad impatto in dieci paesi che si affacciano sul Mediterraneo: Albania, Algeria, Egitto, Grecia, Israele, Italia, Marocco, Spagna, Tunisia, Turchia. 

Il paper mappa così l’incrocio tra risorse pubbliche e private, disegna la traiettoria intrapresa nell’ultimo decennio dai principali ambiti di impatto (istruzione, sanità, emissioni di CO2, inclusione sociale e inclusione finanziaria, microfinanza, ecc.), misura robustezza e consistenza dei mercati finanziari e valuta la qualità degli ecosistemi ai fini dello sviluppo di strumenti “impact”.

Non ne emerge un quadro positivo, almeno non all’altezza delle aspettative generate proprio un decennio fa dall’affermarsi del movimento (molto istituzionale, poco sociale) dell’ “impact finance”. Tra gli spunti positivi: fondi pubblici-privati, crowdfunding civico, strumenti ibridi, riforme normative e nuove reti nazionali per l’investimento a impatto.

Si può leggere il paper (in inglese) qui.

Il microcredito tra moda e mancate promesse

Il principio del microcredito è tanto semplice quanto rivoluzionario: prestando denaro, in piccoli importi, a chi ne ha un beneficio marginale molto grande, perché si trova in una condizione di bisogno rilevante, si possono ottenere ottimi risultati di carattere sia finanziario (il prestito avrà alte possibilità di essere restituito) sia di impatto sociale (la persona userà quel denaro per la propria emancipazione sociale, il proprio sviluppo umano, quello della sua famiglia).

L’idea è ben più antica della stessa definizione di microcredito, e lega insieme tutte le istanze sociali applicate alla finanza che si sono osservate nei secoli: dai monti di pietà alla casse cooperative, dagli esperimenti di monete alternative alla più recente finanza etica.

Nuove regole per il microcredito

Lo stato di difficoltà economica che attualmente vivono imprese e persone rappresenta un’emergenza sociale. La pandemia ha aggravato situazioni individuali o settoriali da anni in progressivo deterioramento. Uno dei fattori cruciali in tale quadro è rappresentato dal credito. O meglio dalla sua mancanza: continua ad aumentare la difficoltà di accesso ai prestiti bancari per imprese e persone. 

L’ultimo studio di Banca Etica in materia evidenzia che il livello di inclusione finanziaria in Italia è di circa 4 punti percentuali al di sotto di quello osservato nel 2012 (e i dati ancora non tengono conto dell’effetto Covid-19). Negli ultimi dieci anni, ammonta a 260 miliardi di euro la riduzione del credito alle imprese, più dell’intero pacchetto di NextGeneration Italia.

Tempo di MacroCredito

La confusione regna nel nome del microcredito. Che non è beneficenza, altrimenti non può riprodurre i suoi effetti nel tempo. E che non è (solo) credito alle imprese, che invece dovrebbe essere il tipico lavoro delle banche.

Ma la grancassa mediatica della finanza sostenibile, che tutto prende, storpia e trasforma, per omologare cose molto diverse ai peggiori cliché di mercato, ha da tempo aggiunto al suo sapiente maquillage anche la nobile idea del piccolo credito di inclusione. Mentre la riforma del Testo unico bancario, che con l’articolo 111 avrebbe dovuto favorire lo sviluppo di operatori alternativi a quelli bancari, più attenti alla finanza di relazione e con modelli di intervento adeguati a superare le strettoie di Basilea 2 e dintorni, ha evidentemente fallito. 

Microcredito al via. Quale spazio per il nonprofit?

E’ in via di completamento il quadro regolamentare per il microcredito. Si tratta di un processo avviatosi oltre quattro anni fa, con la riforma del Testo unico bancario (TUB) dell’agosto 2010, quando il legislatore italiano ha definito per legge ciò che nel mondo è inteso genericamente come il finanziamento di piccoli importi a persone che non trovano accesso al credito per la realizzazione dei propri progetti di lavoro o di vita. 


CreSud: il microcredito di successo, che l’Italia non ha saputo vedere


La finanza che produce un impatto positivo su economia e società non ha bisogno necessariamente di grandi capitali, di sofisticazioni tecniche, di guru globali. Soprattutto se ha le idee chiare, una visione limpida del proprio scopo, sa scegliere i partner e creare relazioni di lungo termine. 

Il Fondo per la prevenzione dell'usura

Come noto a chi si occupa di credito, la legge n. 108 del 1996 disciplina il reato di usura in Italia. 

Un po’ meno noto - anche tra gli addetti ai lavori - è quanto prevede l’articolo 15 della stessa legge, che istituisce presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) il “Fondo per la prevenzione del fenomeno dell’usura”. 

Il microcredito non ha bisogno di enti inutili

Il microcredito prende slancio. Proprio mentre l’esclusione finanziaria diviene ferita sempre più profonda nel paese: si è attestata al -3,2%, ad agosto 2013, la caduta dei prestiti da banche a imprese e famiglie. E non è solo questione di buona volontà. Ciò che questa crisi sta evidenziando - lo abbiamo già scritto - è che la forma banca ormai sta stretta a chi vuole essere di reale sostegno ai territori. Lo vivono sulla propria pelle, non con poca frustrazione, anche banche controcorrente come le BCC, costrette a ridurre dell’1,3% gli impieghi nell’ultimo anno, o come Banca Etica, alla ricerca di nuovo capitale sociale. La normativa che verrà dall’Europa, con la nuova Unione Bancaria, probabilmente peggiorerà le cose. Allora c’è bisogno di innovazione, di trovare soluzioni diverse a problemi antichi.

Banche e migranti: anche lo ius soli aumenta il Pil



C’è una questione, che sembrerà meschina, da considerare nelle riflessioni sullo ius soli, ossia sul diritto di cittadinanza per coloro che nascono nel nostro territorio, tema posto all’attenzione dell’opinione pubblica dalla Ministra per l’integrazione Kyenge. 

Il futuro del microcredito passa per la rete

Il microcredito è in grado di fornire risposte efficaci alle urgenti necessità di famiglie e piccole imprese in Europa? A quali condizioni di efficienza e di sostenibilità per entrambi gli attori coinvolti nel processo, finanziatori e prestatari?
 
È attorno a queste domande che si è sviluppata la discussione durante la IX Conferenza della Rete Europea di Microfinanza (EMN), tenutasi a Bucarest dal 7 al 9 novembre.

Il credito è come un fuoco. E il nonprofit può dire la sua



Il microcredito in salsa italiana è in via di definizione. Diverse le tessere ancora mancanti al mosaico normativo e regolamentare in fieri: caratteristiche dei finanziamenti, dei soggetti erogatori operanti in deroga (cioè non bancari), dei beneficiari, delle attività di tutoraggio. Su tutto questo - e non è poco - manca la parola finale del Ministero dell'Economia, che è delegato dalla legge (si tratta del dlgs 141 del 2010) ad emanare un apposito decreto attuativo.

Se il microcredito entra in banca

E’ alta la domanda “sociale” di credito in tempo di crisi. Raramente in passato si è registrata una tale attenzione delle istituzioni, dei media e in generale dell’opinione pubblica sulla propensione all’erogazione di credito da parte delle banche. Superando gli approcci più superficiali, di sterile contrapposizione tra stakeholder, ciò conduce a riflessioni profonde sul significato di termini quali “accesso al credito” e “qualità del credito”, che chiamano in causa anche il mondo della comunicazione, senza distinzioni eccessive tra specialistica e divulgativa.

L’accesso al credito (in Banche e inclusione finanziaria, 2009)

Il credito è una fondamentale leva dello sviluppo economico e – non di meno – di quello umano e sociale. La funzione redistributiva del credito è uno dei fattori chiave del successo di una società libera e democratica. 

Prospettive della finanza solidale


Finanza padrona. Finanza che sovrasta l’economia reale. Finanza tra megaprofitti e criminalità organizzata. Non passa giorno senza che la cronaca economica ci ricordi quanto la finanza sia ormai al centro di ogni relazione di potere. I grandi scandali o le grandi crisi, come è stato per i mutui sub-prime, sono catalizzatori di attenzione per i più distratti e occasione, raramente colta con serietà, di analisi un po’ meno banali e alfabetizzazione di massa da parte dei media. 

Politiche e strumenti per una migliore inclusione finanziaria



Secondo gli ultimi dati Istat le famiglie italiane in zona povertà sono quasi una su quattro. In una società che continua a rincorrere un modello di consumi che non si può più permettere, il potere degli operatori finanziari è in forte aumento. 

Tra 2004 e 2005 è cresciuto di 7 punti percentuali il numero di coloro che non riescono ad accantonare risparmi, pari ormai al 45% della popolazione. Il credito al consumo (quello per importi tra 155 e 31 mila euro) nello stesso anno è cresciuto del 21% in valore (76 miliardi di euro) e del 24% per numero di operazioni, pur trattandosi di una possibilità che - a tutt’oggi - è riservata per almeno l’80% ai soli lavoratori dipendenti (fonte: Il sole 24 ore del 14 giugno 2006). 

Reti che finanziano

Finanza etica, lo scriviamo ormai da mesi, non è beneficenza, né sviluppo assistito, né economia di nicchia (a rischio di autoghettizzazione). Un’interpretazione corretta di finanza etica, piuttosto, richiama alla mente quell’idea di autosostenibilità economica di cui ha parlato Alberto Magnaghi. Si tratta di sollecitare la creatività sociale di tutti coloro che maneggiano il denaro loro malgrado perché impegnati in progetti di editoria alternativa, volontariato, cooperazione internazionale, auto-produzioni, tutela ambientale ecc. 

Pubblica amministrazione e finanza etica

La finanza etica deve sempre essere dal basso? Può essere promossa dalla pubblica amministrazione (PA)? In una fase in cui Tremonti taglia altri 1,8 mld di euro agli enti locali, la domanda non è solo accademica ma può rispondere all’esigenza di utilizzare al meglio le sempre minori risorse, anche trasformando i contributi a fondo perduto in prestiti. 

Finanza etica e sud del mondo

Il rapporto tra finanza etica e Sud del mondo è più controverso di quanto sembri. La finanza etica nasce spesso come forma innovativa di cooperazione internazionale, con progetti che utilizzano il microcredito per creare opportunità di sviluppo senza cadere nelle ambiguità degli aiuti umanitari (Marcon docet). 

Tutte le indagini fatte tra i risparmiatori “etici” - soprattutto di Banca Etica - mostra un forte orientamento al Sud (intorno al 50% delle preferenze).