Tre pezzi sulle banche

Tre articoli che nascono da una stessa domanda di fondo: che cosa sta davvero accadendo al sistema bancario italiano, al di là delle narrazioni correnti? 

I numeri raccontano un paradosso evidente: mentre gli utili crescono – oltre 27 miliardi per i principali gruppi nel 2025 – il credito all’economia reale si contrae e scende sotto livelli che non si vedevano da oltre vent’anni. 

Ne emerge l’immagine di un sistema solido ma sempre meno capace di accompagnare imprese, territori e innovazione. La risposta pubblica, oscillante tra interventi parziali e misure dal sapore populista, non sembra incidere sulle cause strutturali: concentrazione, allocazione del capitale, disallineamento tra finanza ed economia reale.

Emerge una chiave interpretativa unitaria: non è una questione di profitti “troppo alti” o di singole politiche sbagliate, ma di un assetto complessivo che non è andato nella direzione disegnata trent'anni fa. Un “giardino pietrificato” che richiede di riaprire, con strumenti nuovi, il rapporto tra credito, sviluppo e interesse collettivo.

La finanza d'impatto nei paesi del Mediterraneo

In questo articolo, scritto con Luigi Gioja, sono stati studiati i fattori da considerare come presupposto degli investimenti ad impatto in dieci paesi che si affacciano sul Mediterraneo: Albania, Algeria, Egitto, Grecia, Israele, Italia, Marocco, Spagna, Tunisia, Turchia. 

Il paper mappa così l’incrocio tra risorse pubbliche e private, disegna la traiettoria intrapresa nell’ultimo decennio dai principali ambiti di impatto (istruzione, sanità, emissioni di CO2, inclusione sociale e inclusione finanziaria, microfinanza, ecc.), misura robustezza e consistenza dei mercati finanziari e valuta la qualità degli ecosistemi ai fini dello sviluppo di strumenti “impact”.

Non ne emerge un quadro positivo, almeno non all’altezza delle aspettative generate proprio un decennio fa dall’affermarsi del movimento (molto istituzionale, poco sociale) dell’ “impact finance”. Tra gli spunti positivi: fondi pubblici-privati, crowdfunding civico, strumenti ibridi, riforme normative e nuove reti nazionali per l’investimento a impatto.

Si può leggere il paper (in inglese) qui.