Lo stato delle banche in Italia

Tra pandemia e guerra, le banche sono un po’ uscite dai radar dei media.

Vigilati speciali degli ultimi quindici anni, capri espiatori di quasi ogni misfatto economico, grandi accusati per il fenomeno del credit crunch (razionamento del credito), gli istituti bancari hanno vissuto tre lustri insolitamente duri.


In Europa, più che in altre parti del mondo, la reazione alla Grande Crisi Finanziaria del 2008 si è manifestata in un forte appesantimento di ogni regolamentazione bancaria, nell’illusione che possano bastare norme più severe per evitare gli abusi verso i clienti, i cattivi comportamenti nella governance, una cultura finanziaria basata sull’assunzione di rischi eccessivi.

Russia, sanzioni economiche e finanza privata: qualcosa va cambiato

Le sanzioni, specie finanziarie, possono essere un forte strumento di orientamento dei comportamenti degli Stati. Ma non funziona un approccio in cui l’uso “orientato” del denaro sia prigioniero di volubilità politica e intermittenza di comodo. Va pretesa coerenza da istituzioni e banche private. 

Ecco il “conto crime”. I segreti della finanza globale

Otto trilioni di euro, o quasi. Il dodici per cento del Pil mondiale. È quanto le banche svizzere conservano nei propri conti. Denaro protetto da una storico e paradigmatico segreto bancario, quello svizzero appunto. Che resta assai “più segreto” che negli altri paesi, nonostante le tante pressioni dell’opinione pubblica e le richieste di Unione Europea e istituzioni internazionali alla maggior collaborazione e trasparenza.

Non poteva pertanto che chiamarsi Suisse Secrets l’importante inchiesta giornalistica su quanto celano i conti di una delle primarie banche elvetiche, il Credit Suisse, seconda banca del paese (la prima è UBS), che gestisce un quarto dei citati otto trilioni.