Visualizzazione post con etichetta Cooperazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cooperazione. Mostra tutti i post

Un paper su 22 anni di andamento economico del terzo settore italiano

Durante la XVII Conferenza dell’International Society for Third Sector Research (ISTR), nel panel dedicato a “Nonprofit Revenue and Financial Sustainability”, ho presentato un paper basato su ventidue anni di dati sulle organizzazioni non profit italiane: dai censimenti ufficiali alle rilevazioni annuali dell’Istat, dalle statistiche parziali della Banca d'Italia - Eurosistema alle stime di intere annualità o variabili mancanti.

Sono emerse delle rilevanti evidenze per la struttura economica del terzo settore italiano dal 1999 al 2021 (ultimo anno di censimento disponibile). In estrema sintesi:

- la forte crescita del settore (+75% le entrate in termini reali, a fronte di un Pil cresciuto del 5,6%) si è tradotta in maggiore polarizzazione, con un 5% di grandi enti che gestiscono più dell’80% dell’occupazione e delle risorse;

- esiste una classe media di enti non profit che attraversa una profonda crisi di sostenibilità, con margini operativi negativi e in progressivo peggioramento (comprese le cooperative sociali di tipo A);

- in molti comparti (cultura, ambiente, servizi sociali) i salari reali hanno registrato una contrazione;

- c’è stato uno spostamento di occupazione dal pubblico al non profit, soprattutto nei settori del welfare (sanità e istruzione);

- il credito bancario, dopo il 2010, ha smesso di accompagnare lo sviluppo del non profit e ha ridotto significativamente la propria offerta.

L'intera analisi è condotta su valori deflazionati a prezzi costanti 2021.

Potete leggere il paper per intero qui.

In libreria MANAGER COOPERATIVI (e un blog dedicato)

Il 9 settembre 2022 è uscito in libreria Manager cooperativi, edito da Altreconomia.

Un volume dedicato ai “manager cooperativi”. Non solo a chi lavora in una cooperativa, dunque, ma a tutti coloro che ricoprono un ruolo manageriale in un’organizzazione - for profit o non profit - e ogni giorno lavorano per mantenere il sottile equilibrio tra l’agire di senso “politico” e l’efficienza economica, tra la struttura gerarchica e la vocazione orizzontale e inclusiva, riuscendo nell’impresa di trasformare la propria managerialità in cura di sé e dell’altro. 

Una cassetta degli attrezzi che passa dall’analisi strategica del business al terreno culturale dell’etica cooperativa, ponendo tra i suoi obiettivi una tessitura, e ricucitura, dei rapporti tra individuo e organizzazione.

L’opera racconta anche due secoli di avvincente storia delle imprese cooperative, spiega l’attualità del loro modello e dei loro valori, ne mette a nudo le fragilità. Analizza infine i principi economici e organizzativi della cooperazione, tra cui le delicate dinamiche tra singolo e gruppo. La “cooperativa” rappresenta una straordinaria formula organizzativa. È la prova che in un’attività imprenditoriale possono convivere singolo e comunità, efficienza economica e responsabilità sociale. La chiave? Il manager cooperativo, una figura in equilibrio tra etica e business.

Un libro rivolto a manager cooperativi e cooperatori, imprenditori del Terzo settore, di B Corp e società benefit, operatori del sociale, comunicatori del non profit, studenti, startupper etici. 

VISITA IL BLOG DEDICATO QUI.

Le banche cambiano, cambiamo le banche!


“Faccio soldi coi soldi”, dice un sornione John Gray alla bella Elizabeth McGraw, che di lui comincia ad innamorarsi. Siamo nel 1986 e questo è il massimo di accento critico alla finanza che troverete in Nove settimane e mezzo, film di Adrian Lyne che fece parlare molto di sé, per altre ragioni. Hollywood, come sempre accade, cominciava a registrare quello che stava cambiando nella società americana.

Negli anni ‘80, infatti, la finanza inizia la sua scalata al capitalismo, alleandosi con la tecnologia (in quegli anni cominciano le prime applicazioni dell’informatica al trading) e cavalcando le nuove emergenti visioni della società che una politica orfana delle vecchie certezze ideologiche comincia ad abbracciare: dal thatcherismo in Europa all’euforia da fine della storia negli States.

La corruzione, le cooperative sociali e le soluzioni possibili

Gira un aneddoto in queste settimane di autoflagellazione cooperativa. Si dice che un noto “banchiere del terzo settore” abbia arringato una primaria convention di cooperatori con gli esempi delle migliori imprese sociali finanziate. Tra queste ne spiccava una, e il nostro si è speso perché tutti ne afferrassero bene nome e città di origine. Dopo due soli giorni, quel nome e quella città sono saliti alla ribalta delle cronache giudiziarie e, per una volta, il terzo settore si è trovato a provare infinita tenerezza nei confronti del rappresentante di una grande banca. L’avrete capito: l’esempio sfortunato riguardava la Cooperativa sociale 29 Giugno di Roma.

La riforma del terzo settore


Cosa si vuole dal terzo settore? che diventi un mercato privato del welfare? o che sia spazio di nuova e piena cittadinanza? Le mosse del Governo Renzi in materia sono oscillanti tra le due prospettive e, come per altre materie sensibili (si pensi al lavoro), non sempre le roboanti e illuminate dichiarazioni di intenti sembrano trovare coerenza nelle scelte effettive di policy.

La lezione (attualissima) dell’anarchico Kropotkin: «Mutualismo è progresso»


«La teoria, secondo la quale gli uomini possono e devono cercare la loro felicità nel disprezzo dei bisogni degli altri, trionfa oggi su tutta la linea, nel diritto, nella scienza, nella religione. È la religione del giorno, e dubitare della sua efficacia è essere un pericoloso utopista. La scienza proclama che la lotta di ciascuno contro tutti è il principio dominante della natura, come delle società umane. La biologia attribuisce a questa lotta l’evoluzione progressiva del mondo animale. La storia adotta il medesimo punto di vista, e gli economisti, nella loro candida ignoranza, attribuiscono tutto il progresso dell’industria e della meccanica moderna ai “meravigliosi effetti” dello stesso principio».


Sono parole del filosofo anarchico Pëtr Kropotkin, del 1902. 

Tempo di economia sociale

Cosa sia veramente l’economia sociale nessuno lo sa. C’è chi la identifica con il terzo settore, includendovi dunque tutte (e solo) le organizzazioni senza scopo di lucro. Chi l’associa con l’economia promossa da imprese sociali de facto come le cooperative (tutte, non solo quelle ai sensi della legge 381/1991). Chi vorrebbe inserire nel perimetro - allargandolo al massimo - tutti i soggetti economici a vocazione sociale, comprese le società di capitali “responsabili”.

L’anticapitalismo molecolare dell'economia associativa per ripartire

Oggi che questa crisi ha messo sotto gli occhi di tutti i limiti strutturali del modello capitalista, togliendo spazi e alibi ad ogni politica economica che tiri solo a campare, non si dovrebbe esitare oltre nel mettere le potenzialità dell’economia nonprofit al centro di un processo di ridisegno complessivo del modello di sviluppo del Paese. 

Le start-up a rischio bolla. Ma le cooperative son diverse

"Ora vi espongo la nostra idea. Ma non vi preoccupate, è stata elaborata da un gruppo di donne, alcune delle quali bionde: non sarà difficile comprenderla". Nell’affermazione c'è feroce ironia e solida coscienza di sé. A pronunciarla è Virginia, una delle socie di Ginger (www.ideaginger.it), cooperativa nata per promuovere il crowdfunding, visto non solo come metodo di raccolta fondi, ma anche - spiegano - in quanto test e occasione di messa a punto di prototipi e iniziative imprenditoriali.

Misurare la differenza. La Metrica del Credito Cooperativo (Articolo)



L'articolo, pubblicato sul n. 208 della rivista Cooperazione di Credito, sintetizza i contenuti generali del volume “Misurare la differenza. La metrica mutualistica della BCC”, edito da ECRA nel novembre 2011 e presentato al XIV Congresso Nazionale del Credito Cooperativo.

Fornisce una prima ricognizione di quanto elaborato negli anni in materia di misurazione extra-economica della performance delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali e dà conto dei risultati raggiunti attraverso una mirata opera di sistematizzazione.

La cerniera tra finanza popolare e crowdfunding

Roma, Scalo di San Lorenzo, opening party dell’Hub. Si discute di come finanziare l’innovazione sociale.

Gamil gira il mondo. Alla ricerca dei trilionari. Dice che i soldi vanno cercati lì dove ce ne sono tanti. Lui sa dove trovarli, i trilionari, perché ci ha lavorato insieme a lungo. A lui aprono la porta. Lui sai come parlargli.

30 miliardi dal pubblico al privato. La vera sfida della sanità


Tendiamo a dimenticarlo, distratti dallo scandalismo dei media e dalla distorta esperienza soggettiva, ma il nostro sistema sanitario è una eccellenza riconosciuta a livello internazionale. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità è il secondo miglior modello al mondo per grado di copertura dei bisogni e qualità media delle prestazioni. 

Misurare la differenza. La metrica del Credito Cooperativo (Libro)

Il volume "Misurare la differenza. La metrica mutualistica delle BCC" è il primo manuale che propone batterie di indicatori e metodologie di sintesi per fornire uno sguardo d'insieme sulle specificità delle Banche di Credito Cooperativo secondo le tre dimensioni sociali, ambientali, economiche. 

L’articolo 32 del nuovo statuto tipo delle BCC non è antipolitica

Ho letto con interesse lo scambio di opinioni sulla rivista con riferimento all’articolo 32 del nuovo Statuto tipo delle BCC. Il tema - di cui si è dibattuto nel numero precedente - riguarda l’opportunità o meno di stabilire, come appunto fa l’articolo 32, una incompatibilità tra il ruolo di amministratore della BCC e le cariche elettive. 

Elementi di microeconomia del nonprofit

Obiettivo di questo capitolo è fornire elementi analitici e interpretativi attorno a tre domande chiave: (i) quali sono le caratteristiche fondanti le organizzazioni nonprofit? (ii) quali gli elementi che ne determinano la particolare natura rispetto alle imprese capitalistiche? (iii) quali i fattori che ne giustificano l’esistenza in termini di analisi economica? 

Un’organizzazione di terzo settore non si caratterizza soltanto per il divieto di distribuire i profitti. Le sue specificità rispetto alle imprese capitalistiche vanno ben oltre e spesso definiscono proprio una modalità alternativa di gestione e impostazione delle relazioni
economiche, a partire dalla forza della missione di queste organizzazioni. 

Reti che finanziano

Finanza etica, lo scriviamo ormai da mesi, non è beneficenza, né sviluppo assistito, né economia di nicchia (a rischio di autoghettizzazione). Un’interpretazione corretta di finanza etica, piuttosto, richiama alla mente quell’idea di autosostenibilità economica di cui ha parlato Alberto Magnaghi. Si tratta di sollecitare la creatività sociale di tutti coloro che maneggiano il denaro loro malgrado perché impegnati in progetti di editoria alternativa, volontariato, cooperazione internazionale, auto-produzioni, tutela ambientale ecc. 

Fatevi una Mag

Mag sta per Mutua Auto Gestione. In Italia sono cinque e si trovano a Torino, Milano, Venezia, Verona, Reggio Emilia. Sembravano ormai vecchie e superate e invece stanno ora trovando nuovo slancio e (forse) nuova compagnia. Sono le mamme della finanza etica (critica, alternativa, autogestita) italiana. Figlie degli anni ’70, arrancavano tra leggi e regolamenti che le ostacolavano in tutti i modi.