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Il percorso accidentato dell’euro digitale

La moneta digitale pubblica e accessibile - che non è una criptovaluta, un conto bancario o una carta - è nata come innovazione ma è stata dall’inizio contenuta e frenata per non alterare gli equilibri esistenti. Ci ritroviamo così con un possibile lancio non prima del 2029 e vincoli pensati più per proteggere il sistema bancario che per ampliare le possibilità per la società. Ma le opportunità sarebbero rilevanti. 

L’intervento per Altreconomia.

La finanza d'impatto nei paesi del Mediterraneo

In questo articolo, scritto con Luigi Gioja, sono stati studiati i fattori da considerare come presupposto degli investimenti ad impatto in dieci paesi che si affacciano sul Mediterraneo: Albania, Algeria, Egitto, Grecia, Israele, Italia, Marocco, Spagna, Tunisia, Turchia. 

Il paper mappa così l’incrocio tra risorse pubbliche e private, disegna la traiettoria intrapresa nell’ultimo decennio dai principali ambiti di impatto (istruzione, sanità, emissioni di CO2, inclusione sociale e inclusione finanziaria, microfinanza, ecc.), misura robustezza e consistenza dei mercati finanziari e valuta la qualità degli ecosistemi ai fini dello sviluppo di strumenti “impact”.

Non ne emerge un quadro positivo, almeno non all’altezza delle aspettative generate proprio un decennio fa dall’affermarsi del movimento (molto istituzionale, poco sociale) dell’ “impact finance”. Tra gli spunti positivi: fondi pubblici-privati, crowdfunding civico, strumenti ibridi, riforme normative e nuove reti nazionali per l’investimento a impatto.

Si può leggere il paper (in inglese) qui.

Più credito per tutti? Vent'anni del Fondo di Garanzia PMI, tra passato, crisi Covid e futuro

Le piccole imprese rappresentano l’ossatura del sistema produttivo italiano ma sono sempre più soggette a razionamento del credito. Il Fondo per le PMI è il principale strumento pubblico di garanzia e negli ultimi dieci anni il suo ruolo è stato determinante, insieme ai Confidi, per favorirne il finanziamento da parte delle banche. 

Tra pandemia globale e mercati sempre più soggetti a inedite tensioni, come dare al Fondo una funzione ancora più centrale? 

Il libro espone fatti, analisi e dati, proponendo soluzioni perché la garanzia dello Stato continui ad essere al servizio dello sviluppo economico, dell’inclusione finanziaria, del sostegno alle imprese più vulnerabili, ottimizzando le risorse pubbliche e private a disposizione.

Un volume curato da Alessandro Messina, insieme a Stefano Cocchieri e Leonardo Nafissi, con la prefazione di Franco Bassanini e il contributo di molti autorevoli esperti: Luigi Abete, Rosario Caputo, Morena Diazzi e Marco Borioni, Luca Erzegovesi, Leonardo Frigiolini, Lorenzo Gai e Federica Ielasi, Sergio Gatti, Giorgio Gobbi, Roberto Nicastro, Fabio Petri, Carlo Sappino, Alessandro Tappi e Domenico Annecchino, Salvatore Zecchini.

Tre impatti per l’operazione Unicredit-BancoBpm

Il prezzo delle azioni Unicredit è passato da 14 a 24 euro nel corso del 2023 (+71%) e, arrivato ai 36 euro attuali (+157%), ci si può permettere una proposta “carta contro carta” per prendersi BancoBPM, quattro volte più piccola. Così si spiega l’offerta pubblica di scambio lanciata in questi giorni da Andrea Orcel (amministratore delegato di Unicredit). 

Gran parte delle analisi oggi si soffermano sulle implicazioni di valore (o meno) per gli azionisti, mentre la geopolitica dell’operazione, in Italia ed Europa, è stata ben sintetizzata da Alessandro Volpi. Ma quali potranno essere i suoi effetti di carattere generale? Per il momento, almeno tre distinte famiglie di impatti meritano di essere evidenziate: per l’economia italiana, per la finanza cooperativa e, un po’ a sorpresa, per la finanza etica.

Accesso al credito ed esclusione finanziaria: abbiamo un problema

Il credito è un problema. Nonostante la grande disponibilità di denaro in circolazione, nonostante gli inediti e ingenti strumenti pubblici di garanzia, nonostante l’innovazione tecnologica stia favorendo da parte degli intermediari scelte più veloci e minore aleatorietà delle informazioni su persone e imprese, accedere ai finanziamenti bancari è - in media - più difficile che in passato. 

Lo stato delle banche in Italia

Tra pandemia e guerra, le banche sono un po’ uscite dai radar dei media.

Vigilati speciali degli ultimi quindici anni, capri espiatori di quasi ogni misfatto economico, grandi accusati per il fenomeno del credit crunch (razionamento del credito), gli istituti bancari hanno vissuto tre lustri insolitamente duri.


In Europa, più che in altre parti del mondo, la reazione alla Grande Crisi Finanziaria del 2008 si è manifestata in un forte appesantimento di ogni regolamentazione bancaria, nell’illusione che possano bastare norme più severe per evitare gli abusi verso i clienti, i cattivi comportamenti nella governance, una cultura finanziaria basata sull’assunzione di rischi eccessivi.

Nuove regole per il microcredito

Lo stato di difficoltà economica che attualmente vivono imprese e persone rappresenta un’emergenza sociale. La pandemia ha aggravato situazioni individuali o settoriali da anni in progressivo deterioramento. Uno dei fattori cruciali in tale quadro è rappresentato dal credito. O meglio dalla sua mancanza: continua ad aumentare la difficoltà di accesso ai prestiti bancari per imprese e persone. 

L’ultimo studio di Banca Etica in materia evidenzia che il livello di inclusione finanziaria in Italia è di circa 4 punti percentuali al di sotto di quello osservato nel 2012 (e i dati ancora non tengono conto dell’effetto Covid-19). Negli ultimi dieci anni, ammonta a 260 miliardi di euro la riduzione del credito alle imprese, più dell’intero pacchetto di NextGeneration Italia.

“Con che cosa salverete il mondo, quale via percorribile avete scoperto per esso, voi, gente di scienza con le vostre industrie, le vostre associazioni, i vostri salari e tutto il resto? Con che cosa? Con il credito? Che cos’è questo credito? A che cosa conduce il vostro credito?”

dalla tirata di Lebedev in L’idiota (Parte terza, IV)

Fedor Dostoevskij 



Il credito è fattore di sviluppo, delle persone, delle imprese e dei sistemi economici. In un’economia sana, il credito è efficiente, redistribuisce i saldi finanziari, favorisce opportunità per chi ha potenziale immateriale (competenze, capacità produttiva, talento, buone idee) ma non sufficienti risorse.

Il risparmio ai tempi del Covid19


Secondo i manuali di economia la funzione del risparmio è duplice. Per le persone è cultura e attitudine alla previdenza e alla sobrietà, fattore di emancipazione individuale. Per le collettività diviene leva redistributiva delle risorse verso individui e imprese, attraverso il credito, prevalentemente bancario.

Ma oggi qualcosa non sta funzionando, questo circuito si è inceppato e il sistema finanziario vive in un paradosso.

La finanza globale balla sul Titanic

La finanza è malata da tempo. La crisi iniziata nel 2007, vent’anni dopo il Gordon Gekko di Oliver Stone (o, se preferite, 21 dopo il John Gray di Adrian Lyne), non ha prodotto significativi cambiamenti. Il Wall Street Journal, non Sbilanciamoci!, ha dedicato nel 2018 una efficace infografica ai problemi irrisolti a un decennio dalla grande crisi: dalla concentrazione del mercato alla remunerazione dei manager, dalle cosiddette porte girevoli (tra banche e vigilanza, tra vigilanza e banche) alla finanziarizzazione sempre più profonda dell’economia reale (ad esempio il mercato Usa degli immobili in affitto).

Le banche cambiano, cambiamo le banche!


“Faccio soldi coi soldi”, dice un sornione John Gray alla bella Elizabeth McGraw, che di lui comincia ad innamorarsi. Siamo nel 1986 e questo è il massimo di accento critico alla finanza che troverete in Nove settimane e mezzo, film di Adrian Lyne che fece parlare molto di sé, per altre ragioni. Hollywood, come sempre accade, cominciava a registrare quello che stava cambiando nella società americana.

Negli anni ‘80, infatti, la finanza inizia la sua scalata al capitalismo, alleandosi con la tecnologia (in quegli anni cominciano le prime applicazioni dell’informatica al trading) e cavalcando le nuove emergenti visioni della società che una politica orfana delle vecchie certezze ideologiche comincia ad abbracciare: dal thatcherismo in Europa all’euforia da fine della storia negli States.

Selezionare bene il credito fa bene al credito



Approfondiamo alcuni contenuti centrali del “Progetto credito” avviato da Federcasse nel dicembre 2012 (cfr. CREDITOCOOPERATIVO 11/2014). 

Il primo asse del Progetto (valutazione del merito creditizio e analisi della clientela) si concentra sul miglioramento della dotazione degli strumenti informativi e dei motori decisionali a supporto del processo di erogazione e monitoraggio del credito da parte delle BCC, puntando sull’integrazione e razionalizzazione dei diversi strumenti utilizzati nel sistema, nonché su una piena fruibilità degli strumenti all’interno della Pratica Elettronica di Fido (PEF).


Il tema è quanto mai attuale. I principali obiettivi di un nuovo sistema di Credit Risk Management delle BCC dovranno essere i seguenti:



Articolo di Alessandro Messina per
Credito Cooperativo, marzo 2015

Il credito al nonprofit in aumento. Merita una regolamentazione equa

Torniamo a occuparci di credito alle istituzioni nonprofit. Nel corso dell'annuale assemblea della Banca d'Italia, tenutasi lo scorso 30 maggio, il Governatore Ignazio Visco, ha dichiarato nelle sue Considerazioni finali: “Il credito complessivo all’economia italiana è in calo. I dati aggregati celano però andamenti differenti per le diverse categorie di debitori.”

Il Fondo per la prevenzione dell'usura

Come noto a chi si occupa di credito, la legge n. 108 del 1996 disciplina il reato di usura in Italia. 

Un po’ meno noto - anche tra gli addetti ai lavori - è quanto prevede l’articolo 15 della stessa legge, che istituisce presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) il “Fondo per la prevenzione del fenomeno dell’usura”. 

Le banche italiane tra corporativismo e mercato

In Italia le banche sono circa 700. Ma da vent’anni è in atto un potente processo di concentrazione del mercato: alla fine del 2012 i cinque  maggiori gruppi (UniCredit, Intesa SanPaolo, Monte Paschi di Siena, Banco Popolare e UBI) detenevano il 49% dell’attivo del settore, un valore doppio rispetto al 1996.

Cooperativa, critica, trasparente ed etica: una banca per i prossimi 15 anni

Banca Etica compie quindici anni. Caspita. Un po’ come per i figli, è uno di quei passaggi che fa misurare il tempo. Tre lustri sono molti nell’arco della vita di una persona. Sono niente o quasi rispetto agli obiettivi che ci si è dati, che ancora oggi definiscono grandi sfide all'ortodossia finanziaria ed economica.

Il Fondo europeo per gli investimenti (FEI). I sistemi di garanzia del rischio di credito

Prosegue con il FEI - il Fondo europeo per gli investimenti - il percorso per conoscere meglio gli strumenti a disposizione delle BCC per mitigare il rischio di credito.

Il FEI è stato istituito nel 1994. Il suo azionista di maggioranza è la Banca europea per gli investimenti (BEI), con la quale il fondo forma il “Gruppo BEI”. 

Il FEI istituisce e gestisce strumenti di capitale di rischio, garanzia e microfinanza a vantaggio delle micro, piccole e medie imprese europee. Il FEI non è un istituto di credito e non concede pertanto prestiti o sovvenzioni direttamente alle imprese, né investe direttamente in alcun tipo di società.



di Alessandro Messina
per Credito Cooperativo, n. 1-2/2014

Il microcredito non ha bisogno di enti inutili

Il microcredito prende slancio. Proprio mentre l’esclusione finanziaria diviene ferita sempre più profonda nel paese: si è attestata al -3,2%, ad agosto 2013, la caduta dei prestiti da banche a imprese e famiglie. E non è solo questione di buona volontà. Ciò che questa crisi sta evidenziando - lo abbiamo già scritto - è che la forma banca ormai sta stretta a chi vuole essere di reale sostegno ai territori. Lo vivono sulla propria pelle, non con poca frustrazione, anche banche controcorrente come le BCC, costrette a ridurre dell’1,3% gli impieghi nell’ultimo anno, o come Banca Etica, alla ricerca di nuovo capitale sociale. La normativa che verrà dall’Europa, con la nuova Unione Bancaria, probabilmente peggiorerà le cose. Allora c’è bisogno di innovazione, di trovare soluzioni diverse a problemi antichi.

SGFA: garanzie a ponderazione zero per il credito all'agricoltura

La quarta puntata sui sistemi di garanzia del rischio di credito, curata per la sezione "Pausa Formazione" della rivista mensile del Credito Cooperativo. 
In questa puntata si tratta la garanzia diretta offerta dalla SGFA, la Società di gestione fondi per l’agroalimentare.

Finanza utile e crowdfunding. Anche per studenti


Aumenta il bisogno di finanza utile. Che privilegi l’economia reale ma sia anche in grado di contribuire all’innovazione dei processi e dei prodotti, all’incentivazione dei migliori progetti e talenti, dunque a disinnescare la soffocante trappola dell’immobilismo sociale che affligge l’Italia.