Sito personale. Raccolta di scritti, presentazioni e materiali didattici su finanza, economia, nonprofit, imprese cooperative ed altro.
Il percorso accidentato dell’euro digitale
La finanza d'impatto nei paesi del Mediterraneo
Il paper mappa così l’incrocio tra risorse pubbliche e private, disegna la traiettoria intrapresa nell’ultimo decennio dai principali ambiti di impatto (istruzione, sanità, emissioni di CO2, inclusione sociale e inclusione finanziaria, microfinanza, ecc.), misura robustezza e consistenza dei mercati finanziari e valuta la qualità degli ecosistemi ai fini dello sviluppo di strumenti “impact”.
Non ne emerge un quadro positivo, almeno non all’altezza delle aspettative generate proprio un decennio fa dall’affermarsi del movimento (molto istituzionale, poco sociale) dell’ “impact finance”. Tra gli spunti positivi: fondi pubblici-privati, crowdfunding civico, strumenti ibridi, riforme normative e nuove reti nazionali per l’investimento a impatto.
Si può leggere il paper (in inglese) qui.
Più credito per tutti? Vent'anni del Fondo di Garanzia PMI, tra passato, crisi Covid e futuro
Tra pandemia globale e mercati sempre più soggetti a inedite tensioni, come dare al Fondo una funzione ancora più centrale?
Il libro espone fatti, analisi e dati, proponendo soluzioni perché la garanzia dello Stato continui ad essere al servizio dello sviluppo economico, dell’inclusione finanziaria, del sostegno alle imprese più vulnerabili, ottimizzando le risorse pubbliche e private a disposizione.
Un volume curato da Alessandro Messina, insieme a Stefano Cocchieri e Leonardo Nafissi, con la prefazione di Franco Bassanini e il contributo di molti autorevoli esperti: Luigi Abete, Rosario Caputo, Morena Diazzi e Marco Borioni, Luca Erzegovesi, Leonardo Frigiolini, Lorenzo Gai e Federica Ielasi, Sergio Gatti, Giorgio Gobbi, Roberto Nicastro, Fabio Petri, Carlo Sappino, Alessandro Tappi e Domenico Annecchino, Salvatore Zecchini.
Tre impatti per l’operazione Unicredit-BancoBpm
Accesso al credito ed esclusione finanziaria: abbiamo un problema
Il credito è un problema. Nonostante la grande disponibilità di denaro in circolazione, nonostante gli inediti e ingenti strumenti pubblici di garanzia, nonostante l’innovazione tecnologica stia favorendo da parte degli intermediari scelte più veloci e minore aleatorietà delle informazioni su persone e imprese, accedere ai finanziamenti bancari è - in media - più difficile che in passato.
Lo stato delle banche in Italia
Tra pandemia e guerra, le banche sono un po’ uscite dai radar dei media.
Vigilati speciali degli ultimi quindici anni, capri espiatori di quasi ogni misfatto economico, grandi accusati per il fenomeno del credit crunch (razionamento del credito), gli istituti bancari hanno vissuto tre lustri insolitamente duri.
In Europa, più che in altre parti del mondo, la reazione alla Grande Crisi Finanziaria del 2008 si è manifestata in un forte appesantimento di ogni regolamentazione bancaria, nell’illusione che possano bastare norme più severe per evitare gli abusi verso i clienti, i cattivi comportamenti nella governance, una cultura finanziaria basata sull’assunzione di rischi eccessivi.
Nuove regole per il microcredito
Lo stato di difficoltà economica che attualmente vivono imprese e persone rappresenta un’emergenza sociale. La pandemia ha aggravato situazioni individuali o settoriali da anni in progressivo deterioramento. Uno dei fattori cruciali in tale quadro è rappresentato dal credito. O meglio dalla sua mancanza: continua ad aumentare la difficoltà di accesso ai prestiti bancari per imprese e persone.
L’ultimo studio di Banca Etica in materia evidenzia che il livello di inclusione finanziaria in Italia è di circa 4 punti percentuali al di sotto di quello osservato nel 2012 (e i dati ancora non tengono conto dell’effetto Covid-19). Negli ultimi dieci anni, ammonta a 260 miliardi di euro la riduzione del credito alle imprese, più dell’intero pacchetto di NextGeneration Italia.
“Con che cosa salverete il mondo, quale via percorribile avete scoperto per esso, voi, gente di scienza con le vostre industrie, le vostre associazioni, i vostri salari e tutto il resto? Con che cosa? Con il credito? Che cos’è questo credito? A che cosa conduce il vostro credito?”
dalla tirata di Lebedev in L’idiota (Parte terza, IV)
Fedor Dostoevskij
Il credito è fattore di sviluppo, delle persone, delle imprese e dei sistemi economici. In un’economia sana, il credito è efficiente, redistribuisce i saldi finanziari, favorisce opportunità per chi ha potenziale immateriale (competenze, capacità produttiva, talento, buone idee) ma non sufficienti risorse.
Il risparmio ai tempi del Covid19
Secondo i manuali di economia la funzione del risparmio è duplice. Per le persone è cultura e attitudine alla previdenza e alla sobrietà, fattore di emancipazione individuale. Per le collettività diviene leva redistributiva delle risorse verso individui e imprese, attraverso il credito, prevalentemente bancario.
Ma oggi qualcosa non sta funzionando, questo circuito si è inceppato e il sistema finanziario vive in un paradosso.
La finanza globale balla sul Titanic
La finanza è malata da tempo. La crisi iniziata nel 2007, vent’anni dopo il Gordon Gekko di Oliver Stone (o, se preferite, 21 dopo il John Gray di Adrian Lyne), non ha prodotto significativi cambiamenti. Il Wall Street Journal, non Sbilanciamoci!, ha dedicato nel 2018 una efficace infografica ai problemi irrisolti a un decennio dalla grande crisi: dalla concentrazione del mercato alla remunerazione dei manager, dalle cosiddette porte girevoli (tra banche e vigilanza, tra vigilanza e banche) alla finanziarizzazione sempre più profonda dell’economia reale (ad esempio il mercato Usa degli immobili in affitto).
Le banche cambiano, cambiamo le banche!
“Faccio soldi coi soldi”, dice un sornione John Gray alla bella Elizabeth McGraw, che di lui comincia ad innamorarsi. Siamo nel 1986 e questo è il massimo di accento critico alla finanza che troverete in Nove settimane e mezzo, film di Adrian Lyne che fece parlare molto di sé, per altre ragioni. Hollywood, come sempre accade, cominciava a registrare quello che stava cambiando nella società americana.
Negli anni ‘80, infatti, la finanza inizia la sua scalata al capitalismo, alleandosi con la tecnologia (in quegli anni cominciano le prime applicazioni dell’informatica al trading) e cavalcando le nuove emergenti visioni della società che una politica orfana delle vecchie certezze ideologiche comincia ad abbracciare: dal thatcherismo in Europa all’euforia da fine della storia negli States.


