Visualizzazione post con etichetta Sviluppo Locale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sviluppo Locale. Mostra tutti i post

La finanza d'impatto nei paesi del Mediterraneo

In questo articolo, scritto con Luigi Gioja, sono stati studiati i fattori da considerare come presupposto degli investimenti ad impatto in dieci paesi che si affacciano sul Mediterraneo: Albania, Algeria, Egitto, Grecia, Israele, Italia, Marocco, Spagna, Tunisia, Turchia. 

Il paper mappa così l’incrocio tra risorse pubbliche e private, disegna la traiettoria intrapresa nell’ultimo decennio dai principali ambiti di impatto (istruzione, sanità, emissioni di CO2, inclusione sociale e inclusione finanziaria, microfinanza, ecc.), misura robustezza e consistenza dei mercati finanziari e valuta la qualità degli ecosistemi ai fini dello sviluppo di strumenti “impact”.

Non ne emerge un quadro positivo, almeno non all’altezza delle aspettative generate proprio un decennio fa dall’affermarsi del movimento (molto istituzionale, poco sociale) dell’ “impact finance”. Tra gli spunti positivi: fondi pubblici-privati, crowdfunding civico, strumenti ibridi, riforme normative e nuove reti nazionali per l’investimento a impatto.

Si può leggere il paper (in inglese) qui.

Banche e accesso al credito (in Dizionario di microfinanza)

La banca è un’organizzazione imprenditoriale che raccoglie risparmio e lo gestisce per garantirne la tutela (funzione di stabilità) e l’impiego verso l’economia produttiva (funzione di redistribuzione della liquidità). Questa, in sintesi, l’accezione di banca che risponde tuttora alla prassi italiana in continuità con la tradizione delle banche a partire dal XIII secolo e coerentemente con quanto prevede la Costituzione della Repubblica italiana all’art. 47.

L’accesso al credito (in Banche e inclusione finanziaria, 2009)

Il credito è una fondamentale leva dello sviluppo economico e – non di meno – di quello umano e sociale. La funzione redistributiva del credito è uno dei fattori chiave del successo di una società libera e democratica. 

Verso l’impresa sociale. I nuovi decreti attuativi del 155/2006

Nel marzo 2006 è stato emanato il decreto legislativo 155. Si era ormai a fine legislatura e il decreto arrivava in virtù della legge delega 118 del 2005. L’obiettivo normativo principale, indicato nella legge delega, doveva consistere nell’elaborare «una disciplina organica, ad integrazione delle norme dell'ordinamento civile, relativa alle imprese sociali, intendendosi come imprese sociali le organizzazioni private senza scopo di lucro che esercitano in via stabile e principale un'attività economica di produzione o di scambio di beni o di servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale». 

Incubatori di impresa sociale, volano di sviluppo locale


L’impresa sociale può essere fattore di sviluppo locale, oltre che attore delle politiche di welfare.
Visione degli amministratori locali e funzionamento delle macchine amministrative pubbliche sono in tal senso elementi cruciali per cogliere opportunità di un modello di sviluppo endogeno equilibrato, labour-intensive, in grado di esaltare le ricchezze dei territori.

Auguri CAE…

Nasce la Città dell’Altra Economia. Dunque l’inaugurazione c’è stata. Andava fatta il 29 settembre, contro ogni realistica previsione, e così è stato. Una lunga corsa, irta di difficoltà sia per la sua durata sia per il percorso scelto, trova una prima sosta. Si tratta di una buona occasione per riprendere fiato e capire come gestire il prossimo tragitto. Ma andiamo per ordine.

Sliding into insecurity



Over the last four years, decades of social achievements have been lost due to structural reforms and privatisation, benefiting a small proportion of the population. There is a clear decline in the quality of life together with an increase in inequalities (through the re-establishment of privileges for the few). Insecurity is growing, favoured by a government that shows increasing disdain for democratic rules, institutional and social dialogue, and the civil rights of those who are (politically, socially or culturally) “different”.


Federalism, privatisation and an individualist philosophy



Currently Italy is experiencing several radical institutional changes that are causing traumatic transformations in the life of its citizens. As a result of an ongoing debate, an institutional reform to decentralise the organisation of the State was implemented. This is a dangerous mechanism that occurs in a general framework where impulses towards privatisation are multiplying. The government is using it instrumentally in order to reduce the State’s role as guarantor of individual rights.


Reportage da San Paolo del Brasile, tra partecipazione e nuova economia


«Agora é Lula». E’ l’ora di Lula. Questo lo slogan che a San Paolo, in Brasile, si può leggere su ogni muro e automobile (che qui sono molte, più di cinque milioni). San Paolo è la più grande città dell’America Latina, una fra le prime del mondo, una megalopoli che - con i suoi 10 milioni di abitanti - in questa fase storica sintetizza bene le sfide, le speranze e gli ostacoli del nuovo governo brasiliano.

Terzo, quarto, quinto settore

La prima reazione è di stupore. Ci sono persone disposte a scrivere lettere d’amore per avere in prestito una tosaerba. Alcuni addirittura si offrono di raccontare barzellette – esclusivamente in lingua partenopea, precisano – chiedendo in cambio che gli siano rammendati i pantaloni.

E’ la rete di economia locale (REL) di Reggio Emilia, uno dei tanti esempi di organizzazione dal basso che si stanno sviluppando in tutto il paese e che costituiscono modi concreti per reagire all’inefficienza del mercato, trovando il modo di soddisfare i propri bisogni. In un certo senso è la scoperta dell’acqua calda: mi serve qualcosa, trovo chi è in grado di darmelo ed in cambio mi preparo ad offrire ciò che posso, il tutto mediato da qualcuno che favorisce lo scambio indiretto e supplisce alla tipica funzione della moneta. Eppure stupisce. Stupisce che possa funzionare, che ci si fidi, che una simile organizzazione possa risultare credibile di fronte alla strutturata realtà del mercato.

Terzo settore, vizi privati e pubbliche virtù

Più di 300 ricercatori, 200 rapporti di ricerca presentati, 4 giorni di full immersion sui temi dell’economia sociale, della cooperazione, della società civile. Questo è stata la terza conferenza internazionale sul terzo settore promossa dal ISTR – International Society for Third Sector Research – a Ginevra dall’8 all’11 luglio. L’ISTR è parte della Johns Hopkins University di Baltimora, università a cui va dato atto di aver saputo trovare negli ultimi anni le chiavi interpretative più adatte a portare nelle agende dei politici e degli accademici il mondo del nonprofit. Un tema che precedentemente era appannaggio dei pochi sociologi che si chiedevano cosa si nascondesse dietro il vasto fenomeno dell’associazionismo e del volontariato, è diventato successivamente un argomento più volte indicato come cruciale anche da economisti e politici, in tempi di crescita senza occupazione e di riforma dello stato sociale.