Sono tempi difficili, di grande smarrimento. Di fronte all’incertezza pandemica, aggiuntasi alle recenti crisi economiche, è ormai a tutti chiaro che il mercato, da solo, non ci salverà, e occorre trovare il modo di includere l’interesse generale nelle scelte produttive e distributive.
Dal dopoguerra agli anni 80 questo fu il compito degli stati. Poi ci si è convinti che le imprese, con uno stato leggero, sarebbero state più efficienti. Abbiamo così vissuto i trent’anni più diseguali degli ultimi ottanta, come ha mostrato Piketty, nascosto sotto al tappeto i problemi ambientali, sprecando mezzo secolo dal rapporto del Club di Roma; deregolamentato i mercati, formato male studenti e classi dirigenti, orientato in senso neoliberista tutti i settori chiave dell’Europa.