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Quale finanza per una vera transizione ecologica

Già oltre 50 anni fa, guidato da sensibilità artistica e fine intelletto, Pier Paolo Pasolini proponeva la necessità di distinguere tra progresso e sviluppo. Lo seguirono poco dopo gli scienziati del Club di Roma, mostrando per la prima volta al mondo i limiti del dogma della crescita economica. Passato un quarto di secolo, Wolfgang Sachs e il Wuppertal Institute rappresentarono al meglio tutte le interazioni tra mercati, scelte degli Stati, stili di vita individuali e i loro effetti in termini di carico sulle risorse naturali, di impronta ecologica, di conseguenze sociali ed economiche. In tanti poi, studiosi, attivisti, divulgatori, di diverse discipline, hanno fornito il loro contributo: da Herman Daily a Lester Brown, da Vandana Shiva a Saskia Sassen, per citarne alcuni. Cinque decenni di un messaggio chiaro: occorre ridefinire il modello estrattivo di produzione e scambio per impostarne uno rigenerativo, equilibrato, giusto nel presente e nel futuro, verso le prossime generazioni. 

El beneficio de Banca Etica: un apoyo a la economía social y solidaria

El beneficio 2020 de Fiare Banca Etica fue el más alto de su historia (6,4 millones de euros). Y finaliza un quinquenio positivo (2016-2020) en el cual el banco consolidó un resultado global casi de 25 millones. 

Pero Fiare Banca Etica no tiene una misión orientada al beneficio. Entonces, ¿por qué estar satisfechos con estos resultados? ¿No deberíamos preocuparnos de que algo se está desnaturalizando en nuestro modelo? En definitiva, ¿es bueno o malo el beneficio de un banco ético?

Un vero Green New Deal passa per la finanza

Lo stato della finanza
Il Wall Street Journal, non il blog di una cricca radical, ha dedicato nel 2018 un’efficace infografica allo stato della finanza a dieci anni dalla grande crisi, per evidenziare quanto ancora profondi siano alcuni problemi cruciali: dalla concentrazione del mercato alla remunerazione dei manager, dalle cosiddette porte girevoli (tra banche e vigilanza, tra vigilanza e banche) alla finanziarizzazione sempre più profonda dell’economia reale (es. il mercato Usa degli immobili in affitto). Lo trovate qui.

Banche e accesso al credito (in Dizionario di microfinanza)

La banca è un’organizzazione imprenditoriale che raccoglie risparmio e lo gestisce per garantirne la tutela (funzione di stabilità) e l’impiego verso l’economia produttiva (funzione di redistribuzione della liquidità). Questa, in sintesi, l’accezione di banca che risponde tuttora alla prassi italiana in continuità con la tradizione delle banche a partire dal XIII secolo e coerentemente con quanto prevede la Costituzione della Repubblica italiana all’art. 47.

A che serve il terzo settore

Da sempre, le strategie di resistenza e di risposta alle diseguaglianze generate dal capitalismo si sono tradotte anche nella costruzione di modelli economici alternativi, sia nel senso della produzione, sia del consumo e, nei casi più radicali, perfino dello scambio. La scelta di sperimentare vie diverse e innovative nelle prassi sociali si è così trasformata in attuazione di esperienze economiche originali, spesso antagoniste al sistema dominante.

Oggi, i popoli di Seattle non possono fare a meno di guardare a questi soggetti, che la storia ha arricchito di diversità e complessità, come a dei compagni di strada che, seppur tra mille differenze, possono rafforzarne e accrescerne la capacità di incidere sulla società e sull’economia, nell’obiettivo comune di cambiare i paradigmi dominanti e mostrare che alternative esistono e sono praticabili da subito.

Il termine che viene più di frequente utilizzato per definire questa parte di movimenti sociali, la loro componente economicamente significativa, è “terzo settore”. Con ciò si allude, appunto, ad una alterità rispetto a mercato e stato, ad una originalità di forme organizzative e produttive e ad una mission che non è la massimizzazione del profitto ma la più ampia efficacia sociale. 

Il fenomeno ha profonde radici storiche, che affondano nelle esperienze sociali di famiglie religiose, culturali e politiche, quali la tradizione del movimento operaio e del solidarismo cattolico (soprattutto in Italia) o quella di vaste minoranze laiche e religiose.



di Alessandro Messina
per LIMES. I popoli di Seattle, giugno 2001

Futuro incerto, sì, ma almeno che sia sostenibile

“Una situazione del capitale costante (intesa come economia senza crescita)…non significa una situazione di stasi della capacità inventiva umana. Ci sarebbe un grande spazio d'azione per tutti i tipi di cultura intellettuale e per il progresso morale e sociale e molte possibilità di miglioramento della vita ed è probabile che tutto ciò succederebbe davvero.”

Quando John Stuart Mill faceva queste riflessioni era il 1857 e si può ragionevolmente supporre che le condizioni ambientali nonché il contesto economico e sociale fossero completamente diversi da quelli odierni. Al Wuppertal Institut va dato il merito di saper riproporre oggi questi ragionamenti secondo un approccio che riesce a combinare capacità divulgativa e rigore scientifico, attenzione all’ambiente ed analisi sociale ed economica. D’altronde è chiaro fin dall’inizio del libro Futuro sostenibile (EMI, 1997) che tutta la ricerca del prestigioso istituto viene condotta a partire dalla convinzione che “l’ecologia ha ancora delle possibilità nel dibattito politico solamente se scende in campo alleata all’innovazione tecnica e alla possibilità di conquistare settori di mercato.”

Per questo il Bild ha parlato di Futuro sostenibile come della “Bibbia verde di fine millennio”. 



di Alessandro Messina 
per Lo straniero, rivista trimestrale diretta da Goffredo Fofi, n. 5, Ed. Contrasto.