Sito personale. Raccolta di scritti, presentazioni e materiali didattici su finanza, economia, nonprofit, imprese cooperative ed altro.
Quale finanza per una vera transizione ecologica
Una nuova finanza è possibile (e già esiste)
Prologo (o del cattivo banchiere)
Nel 1521 ad Augusta, sud della Germania, sorse il primo insediamento al mondo di ciò che oggi chiameremmo social housing o edilizia popolare. Il centro abitativo, denominato “Fuggerei”, è ancora funzionante, è diventato nel frattempo rinomata meta turistica, ospita circa 150 nuclei familiari e nei secoli vi hanno vissuto decine di migliaia di persone (tra le quali anche Franz Mozart, bisnonno di Wolfgang Amadeus). Jacob Fugger, da molti considerato il più ricco e potente banchiere di tutti i tempi (dopo di lui Rockefeller e Carnegie), lo finanziò interamente con proprie risorse, nel malcelato tentativo di mitigare la rabbia sociale montante nei confronti suoi e dell’intero sistema di potere dell’epoca. Uno dei business più odiosi di Fugger, infatti, era il finanziamento delle compravendite di indulgenze e cariche ecclesiastiche e ciò lo aveva reso particolare bersaglio delle invettive di Martin Lutero e altri riformatori del tempo.
La finanza globale balla sul Titanic
La finanza è malata da tempo. La crisi iniziata nel 2007, vent’anni dopo il Gordon Gekko di Oliver Stone (o, se preferite, 21 dopo il John Gray di Adrian Lyne), non ha prodotto significativi cambiamenti. Il Wall Street Journal, non Sbilanciamoci!, ha dedicato nel 2018 una efficace infografica ai problemi irrisolti a un decennio dalla grande crisi: dalla concentrazione del mercato alla remunerazione dei manager, dalle cosiddette porte girevoli (tra banche e vigilanza, tra vigilanza e banche) alla finanziarizzazione sempre più profonda dell’economia reale (ad esempio il mercato Usa degli immobili in affitto).