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Quale finanza per una vera transizione ecologica

Già oltre 50 anni fa, guidato da sensibilità artistica e fine intelletto, Pier Paolo Pasolini proponeva la necessità di distinguere tra progresso e sviluppo. Lo seguirono poco dopo gli scienziati del Club di Roma, mostrando per la prima volta al mondo i limiti del dogma della crescita economica. Passato un quarto di secolo, Wolfgang Sachs e il Wuppertal Institute rappresentarono al meglio tutte le interazioni tra mercati, scelte degli Stati, stili di vita individuali e i loro effetti in termini di carico sulle risorse naturali, di impronta ecologica, di conseguenze sociali ed economiche. In tanti poi, studiosi, attivisti, divulgatori, di diverse discipline, hanno fornito il loro contributo: da Herman Daily a Lester Brown, da Vandana Shiva a Saskia Sassen, per citarne alcuni. Cinque decenni di un messaggio chiaro: occorre ridefinire il modello estrattivo di produzione e scambio per impostarne uno rigenerativo, equilibrato, giusto nel presente e nel futuro, verso le prossime generazioni. 

Una nuova finanza è possibile (e già esiste)

Prologo (o del cattivo banchiere)

Nel 1521 ad Augusta, sud della Germania, sorse il primo insediamento al mondo di ciò che oggi chiameremmo social housing o edilizia popolare. Il centro abitativo, denominato “Fuggerei”, è ancora funzionante, è diventato nel frattempo rinomata meta turistica, ospita circa 150 nuclei familiari e nei secoli vi hanno vissuto decine di migliaia di persone (tra le quali anche Franz Mozart, bisnonno di Wolfgang Amadeus). Jacob Fugger, da molti considerato il più ricco e potente banchiere di tutti i tempi (dopo di lui Rockefeller e Carnegie), lo finanziò interamente con proprie risorse, nel malcelato tentativo di mitigare la rabbia sociale montante nei confronti suoi e dell’intero sistema di potere dell’epoca. Uno dei business più odiosi di Fugger, infatti, era il finanziamento delle compravendite di indulgenze e cariche ecclesiastiche e ciò lo aveva reso particolare bersaglio delle invettive di Martin Lutero e altri riformatori del tempo.

La finanza globale balla sul Titanic

La finanza è malata da tempo. La crisi iniziata nel 2007, vent’anni dopo il Gordon Gekko di Oliver Stone (o, se preferite, 21 dopo il John Gray di Adrian Lyne), non ha prodotto significativi cambiamenti. Il Wall Street Journal, non Sbilanciamoci!, ha dedicato nel 2018 una efficace infografica ai problemi irrisolti a un decennio dalla grande crisi: dalla concentrazione del mercato alla remunerazione dei manager, dalle cosiddette porte girevoli (tra banche e vigilanza, tra vigilanza e banche) alla finanziarizzazione sempre più profonda dell’economia reale (ad esempio il mercato Usa degli immobili in affitto).

Otto raccomandazioni per un obiettivo ambizioso

Otto raccomandazioni per un obiettivo ambizioso. È questo il risultato finale dei lavori della task force su impact finance istituita internamente al G8 (dove l’Australia ha sostituito la Russia). Nulla di trascendentale, ma un po’ di buon senso, che non fa mai male: 

La tassa sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax) è un’opportunità da cogliere



Dopo i primi tre mesi di sperimentazione di Tassa sulle Transazioni Finanziarie (TTF), in Italia si sono già scatenate le fanfare di banchieri e affaristi che la giudicano “inefficace” e, dunque, suggeriscono senza il minimo imbarazzo, “da rimuovere”. 

La mini Tobin che non dà fastidio alla speculazione

Dopo oltre 40 anni sembra essere giunta l’ora di James Tobin. L’economista Usa propose per la prima volta nel 1972 l’idea di una tassa sugli scambi in valute al fine di disincentivare i movimenti puramente speculativi. Oggi l’Europa si accinge a regolamentare la sua “Tobin Tax”, applicata alle transazioni finanziarie, mentre l’Italia e altri paesi UE già lo hanno fatto. Con filosofie e orientamenti ben diversi però dalle idee originarie del premio Nobel (lo vinse nel 1981).

Finanza tossica: per una vera tassa antispeculazione

E’ ormai noto il peso colossale che hanno assunto gli strumenti finanziari derivati sui mercati globali: a fine 2011, il loro controvalore superava i 750 mila miliardi di dollari. La cifra si riferisce al cosiddetto “nozionale”, il valore dei titoli, indici, valute, merci cui fanno riferimento i contratti ai quali i derivati sono collegati. Circa l’80% dei derivati in circolazione nel mondo ha per sottostante tassi d’interesse, il 10% i tassi di cambio, il resto merci e azioni. Gran parte di questi contratti (89%) sono scambiati in mercati non regolamentati.

Una Finanziaria sotto l'albero

Harry Potter non è l'unico mago di questo Natale. Anche Berlusconi ha riempito di magie il fine anno. Solo che quelle dell'uomo di Arcore assomigliano di più a delle stregonerie, che avvantaggiano i cattivi della nostra favola. Ai buoni, ossia i cittadini meno ricchi, i disoccupati, le donne, gli immigrati, i giovani, i pensionati e i lavoratori, non resta che prenderle di santa ragione. 

Un pugno di sabbia nella speculazione

Chi si diverte con i tuoi soldi? Questo il provocatorio titolo del seminario internazionale tenutosi martedì 21 a Firenze e incentrato sul tema delle speculazioni finanziarie e delle misure esistenti per frenarne gli effetti devastanti. In particolare, l’obiettivo dell’iniziativa organizzata da Banca Etica, Lunaria e Mani Tese, è stata la presentazione e l’analisi della proposta avanzata dal premio Nobel per l’economia James Tobin: una tassa - nota proprio come Tobin Tax - da applicare a tutte le transazioni finanziarie, tale da scoraggiarne quelle di brevissimo termine e dunque di natura spiccatamente speculativa. La discussione ha ruotato intorno a tre questioni fondamentali.