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La finanza d'impatto nei paesi del Mediterraneo

In questo articolo, scritto con Luigi Gioja, sono stati studiati i fattori da considerare come presupposto degli investimenti ad impatto in dieci paesi che si affacciano sul Mediterraneo: Albania, Algeria, Egitto, Grecia, Israele, Italia, Marocco, Spagna, Tunisia, Turchia. 

Il paper mappa così l’incrocio tra risorse pubbliche e private, disegna la traiettoria intrapresa nell’ultimo decennio dai principali ambiti di impatto (istruzione, sanità, emissioni di CO2, inclusione sociale e inclusione finanziaria, microfinanza, ecc.), misura robustezza e consistenza dei mercati finanziari e valuta la qualità degli ecosistemi ai fini dello sviluppo di strumenti “impact”.

Non ne emerge un quadro positivo, almeno non all’altezza delle aspettative generate proprio un decennio fa dall’affermarsi del movimento (molto istituzionale, poco sociale) dell’ “impact finance”. Tra gli spunti positivi: fondi pubblici-privati, crowdfunding civico, strumenti ibridi, riforme normative e nuove reti nazionali per l’investimento a impatto.

Si può leggere il paper (in inglese) qui.

Il futuro del crowdfunding

È un mercato in forte crescita, la cosiddetta “finanza alternativa”. Con tale termine si intende quell’insieme di nuove iniziative di business finanziario che si sviluppano on line per iniziativa di società specializzate (denominate fintech) grazie alle nuove tecnologie digitali, dal prestito all’investimento in capitale di rischio, dalle donazioni al cosiddetto buy-now-pay-later. Quasi sempre il modello sottostante è quello del crowdfunding: le piattaforme funzionano da market place per favorire l’incontro tra coloro che necessitano di risorse e una platea di potenziali investitori, retail o istituzionali (banche, fondi, assicurazioni, eccetera).


A fine 2020, secondo lo studio del Cambridge Centre for Alternative Finance, sui 113 miliardi di dollari complessivamente movimentati, il più grande mercato era rappresentato dagli Stati Uniti (74 miliardi di dollari), pari a circa il 65 per cento del totale, seguito da Regno Unito (13 miliardi di dollari), Europa (10 miliardi), Asia orientale, esclusa la Cina (9 miliardi).

Riflessioni in merito all'ipotesi di riforma del terzo settore

Scade oggi (13 giugno 2014) il termine per inviare al Governo commenti sulle Linee Guida di Riforma del Terzo Settore. Ecco alcune riflessioni.

Anche sul nonprofit Matteo Renzi conferma le sue principali caratteristiche.
La consultazione avviata per una riforma del cosiddetto terzo settore[1] ha indubbiamente dei meriti: rimette lo sviluppo delle organizzazioni senza scopo di lucro al centro della riflessione politica dopo oltre un decennio di oblio, e lo fa con un piglio riformista che non si vedeva dai tempi del primo governo guidato da  Romano Prodi (1996) e dalla riforma dell'assistenza sociale firmata da Livia Turco (2000)[2].

Finanza utile e crowdfunding. Anche per studenti


Aumenta il bisogno di finanza utile. Che privilegi l’economia reale ma sia anche in grado di contribuire all’innovazione dei processi e dei prodotti, all’incentivazione dei migliori progetti e talenti, dunque a disinnescare la soffocante trappola dell’immobilismo sociale che affligge l’Italia.

E la Consob affossa il crowdfunding

C’è una buona notizia. E ce n’è una decisamente pessima, soprattutto per l’Italia. 

Cominciamo dalla prima, preziosa in questi tempi: le forme di partecipazione finanziaria diffusa, grazie al web, si vanno diffondendo a macchia d’olio nel pianeta. A fine 2012 il cosiddetto crowdfunding, veicolato da piattaforme web specializzate, ha messo insieme circa 3 miliardi di dollari. Per fine 2013 si prevede di arrivare a 5, con una crescita del 67%. I gestori sono più di 500 nel mondo. 

La cerniera tra finanza popolare e crowdfunding

Roma, Scalo di San Lorenzo, opening party dell’Hub. Si discute di come finanziare l’innovazione sociale.

Gamil gira il mondo. Alla ricerca dei trilionari. Dice che i soldi vanno cercati lì dove ce ne sono tanti. Lui sa dove trovarli, i trilionari, perché ci ha lavorato insieme a lungo. A lui aprono la porta. Lui sai come parlargli.

Politiche per l’autoimprenditorialità e lo sviluppo locale. Contributo al RAPPORTO 2013 della campagna SBILANCIAMOCI!



Una delle ricchezze italiane è rappresentata dal vasto tessuto di piccole imprese e dalla vitalità, soprattutto nel Nord del paese, con cui giovani, artigiani, agricoltori, innovatori di vario genere danno vita a nuove iniziative imprenditoriali. Nonostante la nota, drammatica, ostilità del contesto di regole e controlli all’intraprendenza economica di piccolo taglio (tutto cambia se si muovono i pochi soliti “grandi” nomi) ogni anno in Italia nascono oltre 200mila imprese. Che però in meno del 50% dei casi superano il terzo anno di vita.


Per l'impresa sociale è tempo di crowdfunding. Il decreto "Crescita 2.0" apre grandi opportunità


Senza spaventarci dell’eccesso di inglesismi, vale la pena mettere a fuoco come social lending e crowdfunding – fenomeni web di crescente rilievo – offrano interessanti opportunità alle organizzazioni nonprofit più innovative e si apprestino anche ad “invadere” il campo del mondo imprenditoriale.