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Il percorso accidentato dell’euro digitale

La moneta digitale pubblica e accessibile - che non è una criptovaluta, un conto bancario o una carta - è nata come innovazione ma è stata dall’inizio contenuta e frenata per non alterare gli equilibri esistenti. Ci ritroviamo così con un possibile lancio non prima del 2029 e vincoli pensati più per proteggere il sistema bancario che per ampliare le possibilità per la società. Ma le opportunità sarebbero rilevanti. 

L’intervento per Altreconomia.

Il futuro del crowdfunding

È un mercato in forte crescita, la cosiddetta “finanza alternativa”. Con tale termine si intende quell’insieme di nuove iniziative di business finanziario che si sviluppano on line per iniziativa di società specializzate (denominate fintech) grazie alle nuove tecnologie digitali, dal prestito all’investimento in capitale di rischio, dalle donazioni al cosiddetto buy-now-pay-later. Quasi sempre il modello sottostante è quello del crowdfunding: le piattaforme funzionano da market place per favorire l’incontro tra coloro che necessitano di risorse e una platea di potenziali investitori, retail o istituzionali (banche, fondi, assicurazioni, eccetera).


A fine 2020, secondo lo studio del Cambridge Centre for Alternative Finance, sui 113 miliardi di dollari complessivamente movimentati, il più grande mercato era rappresentato dagli Stati Uniti (74 miliardi di dollari), pari a circa il 65 per cento del totale, seguito da Regno Unito (13 miliardi di dollari), Europa (10 miliardi), Asia orientale, esclusa la Cina (9 miliardi).

Start-up, l'illusione dell'impresa infinita


Accade in ogni film western che si rispetti: comunità allo sbando per qualche paura contingente si aggrappano al ciarlatano di turno che, occupando abilmente la piazza del  villaggio, tira fuori dalla tasca una pozione magica, e guadagna così potere e ricchezza personale. L’Italia degli ultimi anni, ahinoi, non sembra granché diversa. 

Servire lo stato. Il mestiere del bravo burocrate

Non sono mai stato iscritto a un partito politico. Non ho mai partecipato a un concorso per l’assunzione nella pubblica amministrazione. Sono arrivato a lavorare negli enti pubblici in modo casuale. Da neolaureato, e prima ancora da studente, mai ho provato interesse o attrazione per l’inserimento professionale nel pubblico impiego. Figlio culturale degli anni ’80 e ’90, l’unica possibilità che vedevo era nel privato. La cosa pubblica era quella di tangentopoli, della politica sporca e incomprensibile, dell’inefficienza e dell’inefficacia. A vent’anni si vuole andare veloci, scoprire il mondo, mettersi alla prova. E a metà anni ’90 avrei sfidato chiunque a cercare tutto ciò nella pubblica amministrazione.