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Russia, sanzioni economiche e finanza privata: qualcosa va cambiato

Le sanzioni, specie finanziarie, possono essere un forte strumento di orientamento dei comportamenti degli Stati. Ma non funziona un approccio in cui l’uso “orientato” del denaro sia prigioniero di volubilità politica e intermittenza di comodo. Va pretesa coerenza da istituzioni e banche private. 

Il mercato “sostenibile” e la tecnocratizzazione dell’etica. Un’illusione per non cambiare

Sono tempi difficili, di grande smarrimento. Di fronte all’incertezza pandemica, aggiuntasi alle recenti crisi economiche, è ormai a tutti chiaro che il mercato, da solo, non ci salverà, e occorre trovare il modo di includere l’interesse generale nelle scelte produttive e distributive.

Dal dopoguerra agli anni 80 questo fu il compito degli stati. Poi ci si è convinti che le imprese, con uno stato leggero, sarebbero state più efficienti. Abbiamo così vissuto i trent’anni più diseguali degli ultimi ottanta, come ha mostrato Piketty, nascosto sotto al tappeto i problemi ambientali, sprecando mezzo secolo dal rapporto del Club di Roma; deregolamentato i mercati, formato male studenti e classi dirigenti, orientato in senso neoliberista tutti i settori chiave dell’Europa. 

Fondi pensione poco orientati in investimenti sostenibili

Circa 18 mesi fa, pochi giorni prima di essere travolti dalla pandemia, avevamo presentato un’analisi sulla previdenza complementare e sul suo potenziale ruolo nell’affermazione di una finanza sostenibile, con impatto positivo su ambiente e società.

L’occasione era data dall’ingresso, anche in Italia, della cosiddetta Direttiva IORP II (recepita con decreto legislativo 147 del 13 dicembre 2018), che ha l’obiettivo di spingere  i fondi pensione ad integrare gli aspetti di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (ormai diffusamente sintetizzati con la formula “ESG”) nelle politiche di investimento, con adeguate misure di disclosure. Il tutto mentre il mercato finanziario cominciava a conoscere i lavori della Commissione europea per una Tassonomia sulla finanza sostenibile, nell’ambito dell’omonimo Action Plan.

Futuro incerto, sì, ma almeno che sia sostenibile

“Una situazione del capitale costante (intesa come economia senza crescita)…non significa una situazione di stasi della capacità inventiva umana. Ci sarebbe un grande spazio d'azione per tutti i tipi di cultura intellettuale e per il progresso morale e sociale e molte possibilità di miglioramento della vita ed è probabile che tutto ciò succederebbe davvero.”

Quando John Stuart Mill faceva queste riflessioni era il 1857 e si può ragionevolmente supporre che le condizioni ambientali nonché il contesto economico e sociale fossero completamente diversi da quelli odierni. Al Wuppertal Institut va dato il merito di saper riproporre oggi questi ragionamenti secondo un approccio che riesce a combinare capacità divulgativa e rigore scientifico, attenzione all’ambiente ed analisi sociale ed economica. D’altronde è chiaro fin dall’inizio del libro Futuro sostenibile (EMI, 1997) che tutta la ricerca del prestigioso istituto viene condotta a partire dalla convinzione che “l’ecologia ha ancora delle possibilità nel dibattito politico solamente se scende in campo alleata all’innovazione tecnica e alla possibilità di conquistare settori di mercato.”

Per questo il Bild ha parlato di Futuro sostenibile come della “Bibbia verde di fine millennio”. 



di Alessandro Messina 
per Lo straniero, rivista trimestrale diretta da Goffredo Fofi, n. 5, Ed. Contrasto.